Paradigma Schröder

Gerhard Schröder, dal 1998 al 2005 cancelliere socialdemocratico della Germania, riceve ogni anno uno stipendio di circa 250 mila euro da Gazprom, colosso energetico controllato dal governo di Mosca, in cambio della sua consulenza per il gasdotto Nord Stream. Qualcuno dunque si sorprende se Schröder, intervistato dalla Welt am Sonntag, ha detto che “le cause originarie della crisi ucraina sono le scelte dell’Unione europea, non quelle della Russia”? O si meraviglia se l’ex cancelliere, invece che apparire costernato dall’improvviso succedersi di referendum indipendentisti, suggerisce che “bisognerebbe parlare meno di sanzioni e parlare anche di interessi di sicurezza russi”? Leggi anche Lo Prete Interessi e radici di chi, in Germania, tifa per Putin
13 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 21:29 | 16 AGO 20
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Gerhard Schröder, dal 1998 al 2005 cancelliere socialdemocratico della Germania, riceve ogni anno uno stipendio di circa 250 mila euro da Gazprom, colosso energetico controllato dal governo di Mosca, in cambio della sua consulenza per il gasdotto Nord Stream. Qualcuno dunque si sorprende se Schröder, intervistato dalla Welt am Sonntag, ha detto che “le cause originarie della crisi ucraina sono le scelte dell’Unione europea, non quelle della Russia”? O si meraviglia se l’ex cancelliere, invece che apparire costernato dall’improvviso succedersi di referendum indipendentisti, suggerisce che “bisognerebbe parlare meno di sanzioni e parlare anche di interessi di sicurezza russi”? No. Tuttavia sbaglierebbe chi si limitasse a rilevare la venalità di Schröder. Restano infatti da considerare due argomenti usati dall’ex leader per giustificare Mosca: quello geopolitico (l’accerchiamento della Nato di matrice anglosassone non poteva che risultare come una provocazione per la Russia) e quello storico (“noi [**Video_box_2**]tedeschi siamo responsabili della morte di 25 milioni di uomini nell’allora Urss”). Sono tesi che hanno poca presa sul cittadino italiano, ma condivise da settori significativi della società tedesca. Hans Werner Sinn, economista e presidente del think tank Ifo, ha per esempio invitato Angela Merkel a non curarsi delle provocazioni “made in Usa”, perché è troppo facile alzare il ditino con Putin quando hai un oceano a dividerti da Mosca; è sciocco farlo – dice Sinn – se da Mosca ricevi il 30 per cento del tuo petrolio e del tuo gas. Non è solo parte dell’establishment economico e intellettuale a pensarla così. Perfino l’opinione pubblica tedesca – dicono i sondaggi – è poco convinta dell’appiattimento di Berlino nel “campo occidentale”. Commentatori come Clemens Wergin (Welt) e Christiane Hoffmann (Spiegel) parlano di un “conflitto d’identità” che la crisi ucraina ha risvegliato a Berlino. All’origine degli atteggiamenti filo-Mosca ci sarebbe un misto di romanticismo, anti americanismo e sensi di colpa che consigliano la rilettura del giovane Thomas Mann anti occidentalista più che della busta paga di Schröder.